Compassione e professione del giornalista – Interrogativi irrisolti sul “caso Hasler”

29 Maggio 2022 1 Di EH(?)

«La compassione, come ripeto spesso nei miei discorsi, è una delle tre caratteristiche dello stile di Dio, insieme alla vicinanza e alla tenerezza. È una forza potente quindi, e non può essere ridotta soltanto ad un aspetto interiore, intimo, perché possiede anche una dimensione evidentemente pubblica, sociale per cui il racconto si rivela come una forza della memoria, custode quindi del passato, ma anche, proprio per questo, un lievito di trasformazione per il futuro. La compassione trova l’icona più rappresentativa nella figura del buon samaritano raccontata nel capitolo 10 del Vangelo di Luca. Quest’uomo ha compassione dell’uomo ferito e offre a lui non solo cura e guarigione ma con esse anche un altro racconto della sua vita che con il suo gesto ha “riscattato dall’oscurità”».

Stralcio dalla postfazione firmata da Bergoglio (e anticipata da “Avvenire” il 26 maggio scorso, in concomitanza con l’uscita nelle librerie) alla silloge “Sul racconto”, che raccoglie – a cura del direttore de “L’Osservatore Romano” – i contributi di intellettuali di tutto il mondo sul tema del “racconto delle storie”, approfondito alla luce del Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2020, incentrato sulla “narrazione”, sotto il titolo “La vita si fa storia”.
Sono le riflessioni pubblicate sul quotidiano della Santa Sede dal febbraio all’ottobre di quello stesso anno, inserite nel volume uscito a pochi giorni dalla celebrazione odierna – domenica 29 maggio – di questo 56.mo appuntamento annuale, che propone all’attenzione soprattutto degli operatori della comunicazione l’esigenza di salvaguardare la capacità di “ascoltare”, quale condizione imprescindibile per un “autentico dialogo”.
Rafforzandone l’esortazione con la puntualizzazione che dà il titolo al Messaggio: “Ascoltare con l’orecchio del cuore”, edito – in vista della Giornata di oggi – il 24 gennaio del corrente anno, nel giorno in cui la Chiesa fa Memoria di S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e scrittori, al quale ho dedicato (nella medesima data) il Post con lo stesso titolo del Messaggio, sul sito: www.eugeniohasler.info, dal 25 gennaio 2022.

«L’ascoltare è dunque il primo indispensabile ingrediente del dialogo e della buona comunicazione – scrive tra l’altro il papa – Non si comunica se non si è prima ascoltato e non si fa buon giornalismo senza la capacità di ascoltare. Per offrire un’informazione solida, equilibrata e completa è necessario aver ascoltato a lungo. Per raccontare un evento o descrivere una realtà in un reportage è essenziale aver saputo ascoltare, disposti anche a cambiare idea, a modificare le proprie ipotesi di partenza».

A mio modo di intendere – senza pretendere dai giornalisti la predisposizione all’ascolto specifico “con l’orecchio del cuore”, propria di soggetti dotati di sensibilità particolare – sarebbe più che sufficiente, ed essenzialmente per il rispetto dovuto al proprio codice deontologico, salvaguardare l’attitudine al saper (!) comprendere dell’apparato uditivo. Evitando di lasciarsi confondere, facilmente, da “voci”, incontrollate e incontrollabili, o da “fonti” (cosiddette “autorevoli”), cui si appone il sigillo della veridicità, semplicemente per la loro provenienza da un ambiente esterno ipotizzato cristallino, per come appare, o in base a criteri di valutazione non avvalorati da prove e da dati di incontrovertibile oggettività e assoluta imparzialità.

Vale la pena ricordare che il Testo unico dei doveri del giornalista, in vigore dal 3 febbraio 2016, li espone con un frasario chiaro e alla portata anche dei non addetti alla comunicazione.
L’ articolo 1 del Titolo I: “Principi e doveri”, a proposito della libertà d’informazione e di critica, diritto insopprimibile riconosciutogli con la premessa che: «L’attività del giornalista, attraverso qualunque strumento di comunicazione svolta, si ispira alla libertà di espressione sancita dalla Costituzione italiana ed è regolata dall’articolo 2 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963» stabilisce, in termini altrettanto perentori, che tale libertà è «limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro [dei giornalisti, n.d.r.] obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori».

Riguardo al “caso Hasler”: in tutta onestà, chi può ammettere apertamente che sia stata tutelata la sua personalità e rispettata la “verità sostanziale dei fatti”?
E: sempre in tutta onestà, intellettuale e morale, possono ritenersi correttamente “rettificate le notizie”, date in pasto all’opinione pubblica, il 5 aprile 2017, senza alcun beneficio del dubbio, da parte di alcuni fra gli autori della “cronaca” che aveva suscitato all’epoca immenso scalpore – a scanso di equivoci: su questo punto, mi riferisco esclusivamente ad essi – i quali si sono poi limitati a rilanciare il contenuto di articoli a firma di altri operatori dell’informazione che, tre anni dopo (!!!), ad inizio aprile 2020, muovendo dal Diario Fb di Eugenio, riportarono alla luce la storia, definita da alcuni: “orribile”, “scheletro nell’armadio” et similia ?
Storia – per inciso – riproposta in vari altri articoli di stampa, successivi a quella data, fino all’ultima (in ordine di tempo) pubblicazione – il mese scorso – su “Stilum Curiae”, di una Lettera della dott.sa Cano, sul sito: www.eugeniohasler.info, dal 10 aprile 2022.

Tutto è rimasto imbrogliato nella nebulosa della narrazione giornalistica che se ne fece a seguito di “accuse” (a detta di alcuni vaticanisti; per di più – non lo si dimentichi – prive di prove purché sia) mai formalizzate e di una condanna “sulla parola”, emessa nel segreto di una stanza della residenza papale di Santa Marta e inappellabile, fatte “filtrare” ad arte.
“Voce dal sen fuggita” che nemmeno si è provato a far tornare indietro, seppure con uno di quegli artifici inutili, escogitati talvolta per buttare fumo negli occhi e che si è costretti a registrare.

In conclusione. La compassione?
Beh! di sicuro non è un requisito richiesto e indispensabile per esercitare la professione di giornalista e nemmeno il sentimento più qualificante il saper fare – bene – questo mestiere.

Relativamente al “caso Hasler, la compassione – di cui tesse l’elogio il pontefice regnante – è rimasta emblematicamente immortalata nella “decorazione” di una sua foto, presente in Rete, che sotto l’espressione sorridente del viso mostra la sua mano destra rivestita con un guantone da pugile. Mano, di norma e regola, per “dovere d’ufficio” papale, predisposta a ben altre benedizioni. Invece… con la foto “ritoccata” con genialità – non c’è che dire – un noto sito web, avvezzo al gossip, illustrò la notizia – compiacendosi per l’anticipazione divulgata – del “siluramento”, per iniziativa “personale” del papa. Rincarando la dose con l’incitamento: “Forza, Bergoglio!”.

Ogni altro commento è del tutto superfluo.

Maria Michela Petti
29 maggio 2022
56.ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali