Sull’onda mediatica sollevata dall’ennesima intervista del papa

10 Marzo 2024 0 Di EH(?)

Intervista n°?.
Ho perso il conto, senza aver perso la capacità di attraversare il disincanto della lettura delle sue “conversazioni” ad uso e consumo dei mass media.

Nel tardo pomeriggio di ieri (9 marzo 2024) avevano preso a circolare in Rete anticipazioni dell’intervista rilasciata dal papa alla Radio Televisione Svizzera (RSI) per il magazine culturale “Cliché”, con l’annuncio della sua messa in onda il 20 marzo prossimo. E il cuore della notizia, lanciato e rilanciato, puntava a diffondere il punto di vista conclusivo del pontefice sul conflitto in atto in Ucraina, che – a suo parere – non avrebbe altra soluzione se non: l’alzata della bandiera bianca. Un atto di “coraggio”.

Richiamo al coraggio più volte risuonato negli interventi di Bergoglio delle ultime settimane, anche nei discorsi letti da qualche collaboratore, a causa dei noti problemi di salute che non gli hanno consentito la lettura in prima persona. Tanto per citarne un’occasione: all’inaugurazione del 95° anno giudiziario del Tribunale dello Stato del Vaticano, il 2 marzo scorso, allorché si fece appello al coraggio “nell’accertamento rigoroso della verità” per “fare giustizia” anche «quando emergono e devono essere sanzionati comportamenti che sono particolarmente gravi e scandalosi, tanto più quando avvengono nell’ambito della comunità cristiana».
Essendo particolarmente sensibile al tema – per gli ovvi, noti, motivi – chiudo qui questa digressione, riservandomi di riprendere ed approfondire l’argomento che mi ha risvegliato ben altri ricordi ed assiomi.

Ritorno quindi sul lancio del messaggio del papa, nella nuova versione rispetto al ripetuto – e miseramente fallito – “fermatevi”, che (al momento in cui scrivo) non ha registrato l’accoglienza agognata pari all’ampio – prevedibile e doveroso – risalto mediatico riscosso.
Tanto più che l’intervista, nella tarda serata di ieri, è stata pubblicata nella versione integrale da Vatican News, pur con la conferma della data fissata al 20 marzo prossimo per la messa in onda da parte dell’emittente svizzera. Conferma ricorrente in ogni servizio giornalistico pubblicato oggi.

Questo inconsueto anticipo, da parte del portale ufficiale del Vaticano, di una pubblicazione – di solito vantata come “esclusiva” dell’organo di informazione, che nel proprio interesse ne cura qualche anticipazione – mi ha molto incuriosito. Chissà se riuscirò a soddisfare la mia curiosità attraverso qualche “lettura” dei prossimi giorni…
Ad ora rilevo, e non per la prima volta, l’opzione preferenziale di Bergoglio di farsi intervistare da giornalisti esterni alla cerchia del Dicastero per la Comunicazione, che è stato il primo settore della Curia romana ad essere “riformato” dal papa argentino, con un incremento di personale impressionante. Per darne un’idea: la lista degli stipendiati va da pag. 129 a pag. 138 dell’Elenco telefonico 2023. Al cui confronto quasi scompaiono i nominativi dei dipendenti di tutti gli altri Dicasteri.

Nel corso della lunga intervista, intorno all’aggettivo della bandiera della resa invocata, il papa ha sviluppato un’articolata disquisizione su varie sfaccettature e sul significato simbolico del “bianco”, spaziando dal “bianco del coraggio” alla “solitudine bianca” (che non è quella “brutta” degli egoisti “che guardano solo a sé stessi”), passando per il bianco della sua veste, prima di affrontare il tema delle “macchie” visibili e no, in senso generico, che ne offendono il valore intrinseco.

Un punto, in particolare, di questa minuziosa argomentazione ha colpito la mia attenzione, suscitandomi interrogativi che – già so – resteranno senza i chiarimenti che gradirei e che mi ha spinto a dedicare – contrariamente al mio solito – il presente Post alle ultime (presumo: soltanto per ora…) esternazioni del pontefice affidate al giornalista di turno.
Con lo sguardo volto a persone che “sono in un posto di servizio”, Papa compreso, «Il bianco – ha sottolineato – ci apre anche a questa sfida del non avere macchie”. In quanto: «Le macchie lì si vedono meglio perché quell’uomo è un testimone di cose belle, di cose grandi. E sembra che non debba avere macchie».

“Sembra” o – a voler essere obiettiva – dovrebbe essere “senza macchie”, e/o almeno disponibile a lavare macchie evidenziate da (il più delle volte) ignorate “correzioni fraterne?
E il primo passo consiste nell’ uscire dal circuito chiuso del parlare senza far seguire alle parole fatti consequenziali, in perfetta coerenza con quanto affermato. È innegabile, infatti, che nessuno sfuggirà al giudizio del “Figlio dell’uomo”, che separerà le pecore dai capri in base alla Sua Parola autentica e non liberamente interpretata (cfr. Mt 25, 31-46).
E a nulla sarà valsa la predicazione insistente di un perdono senza se e senza ma. Di un “perdono sempre, sempre, sempre” sollecitato presso i confessori ad ogni piè sospinto fino allo scorso venerdì (8 marzo) in occasione dell’iniziativa quaresimale di riconciliazione “24 ore di preghiera”, svoltasi quest’anno presso la parrocchia romana di San Pio V all’Aurelio, da dove è partita l’esortazione a “rimettere il perdono al centro della Chiesa”.
Non ho motivi validi a giustificare quel “rimettere”, come se nella Chiesa in toto si fosse estromesso il perdono raccomandato da Cristo per “settanta volte sette” e non per “sempre”, come avrebbe potuto legittimamente sentenziare.

Rispondendo alla domanda sul suo rapporto con l’errore il papa ha ammesso: «È forte, perché quanto più una persona ha potere (tanto più) corre il pericolo di non capire le scivolate che fa. È importante avere un rapporto autocritico con i propri errori, con le proprie scivolate… È un po’ la tentazione dell’onnipotenza. E questa onnipotenza non è bianca. Tutti dobbiamo essere maturi nei nostri rapporti con gli errori che facciamo, perché tutti siamo peccatori».

Questa confidenza pubblica – non la prima relativa ai suoi limiti umani, che gli ha permesso di guadagnare sic et simpliciter plausi a più non posso – seguita a quella di non riuscire “a volte” nello sforzo «di non essere bugiardo, di non lavarmi le mani sui problemi altrui» e di risolvere queste “scivolate” semplicemente andando a confessarsi, mi ha lasciato alquanto perplessa.
E non solo perché ricordo che fra le regole per una buona confessione, imparate al tempo della preparazione a tale sacramento, figura quella della “penitenza” che risulta ben definita nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Essa «non riguarda anzitutto opere esteriori», ma in primo luogo «la conversione interiore[che] spinge invece all’espressione di questo atteggiamento in segni visibili, gesti e opere di penitenza» (1430).
Inoltre, fra i “gesti di riconciliazione” con il prossimo si citano, oltre “la sollecitudine per i poveri”: “l’esercizio e la difesa della giustizia e del diritto” [ma guarda un po’!!!] e “la confessione delle colpe ai fratelli”, ecc. (1435)

Qui mi fermo. A buon intenditor…

Maria Michela Petti
10 marzo 2024

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2024-03/papa-francesco-intervista-radio-televisione-svizzera-ucraina.html